Da sempre i lunghi inverni dolomitici costringono gli abitanti dei borghi a far copiosa scorta di legna da ardere per riscaldare le abitazioni nel lungo e freddo inverno del Primiero. Ancora oggi, lungo le infinite canisèle, negli anditi o sui poggioli delle case rivolti al sole e vicini al focolare, sorgono ordinate, a volte imponenti, cataste di legna: i canzèi.

Cataste e Canzèi, la mostra permanente tra le strade di Mezzano

Da sempre i lunghi inverni dolomitici costringono gli abitanti dei borghi a far copiosa scorta di legna da ardere per riscaldare le abitazioni nel lungo e freddo inverno del Primiero. Ancora oggi, lungo le infinite canisèle, negli anditi o sui poggioli delle case rivolti al sole e vicini al focolare, sorgono ordinate, a volte imponenti, cataste di legna: i canzèi.

Ogni canzèl è da sempre un piccolo capolavoro di perizia e attenzione, nello spirito parsimonioso di chi abita i paesi di montagna, ma anche una vivida e cangiante tavolozza nelle calde tinte del legno che colorano le vie di Mezzano.

Abbiamo chiesto ad un gruppo di artisti di impugnare questa tavolozza, dare nuove interpretazioni e raccontare nuove storie attraverso queste secolari testimonianze di vita quotidiana. 
 
La mostra permanente “Cataste&Canzèi” è un percorso che ogni anno richiama decine di artisti e che si snoda lungo il centro storico di Mezzano, tra installazioni spettacolari, divertenti, evocative e tocca i punti più caratteristici del paese.
 
Le opere sono inserite tra i segni sparsi della vita rurale, ancora oggi orgogliosamente mostrati ai nostri visitatori. Sono l’esempio di come eravamo, del nostro ‘mal del campanil’, che ha permesso a Mezzano di rimanere così, genuina come un tempo.

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Cataste&Canzei: le opere e gli artisti

Le sfere dell’immaginario

Una sfida, una voce fuori dal coro, una ribellione: la catasta tradizionale ha forme squadrate e rigide? E allora l’autrice rompe le righe e adotta per la propria installazione una forma insolita: la sfera. Tre sfere che rivoluzionano le forme ma anche i significati: il vuoto al loro interno vogliono lasciare spazio all’immaginazione e al mistero. Istituto Arte Vittoria di Trento

In principio (L’Albero) di Roberto Svaizer

Di facile lettura nella sua toccante immediatezza: tre uomini sono intenti a segare un albero. Sottile il messaggio, affidato alla forma di automi attribuita ai boscaioli: le braccia umane potranno anche essere sostituite da seghe e mezzi meccanici ma l’uomo continuerà a tagliare gli alberi. Un rito rurale che non si estingue… L’autore, classe 1971 e originario di Mezzano, lavora in una fabbrica di lampadari nel Bellunese, dove ha appreso le tecniche di lavorazione del ferro che gli sono poi servite a dar voce al proprio apprezzato talento di scultore.

La Catasta

Di nessuno eppure di tutti. E’ una catasta anonima ma affollata di nomi quella che apre il percorso di Cataste e Canzèi. Non un’installazione artistica ma una “semplice” catasta, di quelle tradizionali, che accoglie però i foto-ritratti di tutti gli artisti che hanno partecipato all’iniziativa e che firmano l’itinerario.

Il bosco vecchio di Albino Rossi

L’anima del Trentino si identifica nella montagna, nei campi e nella foresta. Proprio su quest’ultima si concentra l’attenzione dell’autore, che in questo si ritrova in perfetta sintonia con lo spirito di Cataste & Canzèi. Dalla sua sensibilità e fantasia è scaturito un bosco idealizzato ma vero. Molto c’è da leggere in quest’opera: gli alberi colonne del cielo, i rami che intrecciandosi simbolizzano le relazioni umane… Tutto sintetizzato nella silhouette di un bosco controluce, assopito in inverno nell’attesa di tornare a sbocciare.

La fisarmonica di Max Gaudenzi

L’artista locale gestisce con la moglie un’esposizione permanente delle proprie opere a Fiera di Primiero. Per Mezzano ha realizzato una grande fisarmonica aperta che pare una stella. Un’opera maestosa che non ha bisogno di interpretazioni: una fisarmonica diatonica che suggerisce l’armonia di note melodiche e quella di pezzi di legno che paiono nati per stare l’uno accanto all’altro come le note sullo spartito. 

La funzione del balcone di Alberto Cosner

Un nome un po’ impegnato per un’opera diretta, che colpisce per la sua sgargiante semplicità: un’enorme pannocchia dai chicchi pieni e dorati che sembra sbeffeggiare, irraggiungibile in alto sul suo ballatoio, le galline ingolosite e stupite del pollaio sottostante. In realtà l’opera, attraverso la rappresentazione del granturco, vuole ricordare l’antica funzione del ballatoio, dove le pannocchie venivano messe ad essiccare al sole. L’artista è del Primiero, restauratore e disegnatore archeologico.

Navesèla di Lucia Trotter e Zita Zeni

Una grande navetta di telaio in legno, incastonata nella catasta da cui dipartono i fili della trama. Una sorta di mirabile e insolita insegna per un atelier che invece se ne sta discreto e ritroso in una casupola lì di fronte. Quasi di nascosto, dai fili di un telaio antichissimo nascono tele damascate della tradizione primierotta e di un tempo che non c’è più, salvato dai magici intrecci di Lucia Trotter e Zita Zeni.

Temp che pasa… tradizion che resta di Giuliano Rattin

Ancora un contributo da parte di un giovane feltrino, che racchiude in una catasta il senso della vita. La clessidra chiusa in un abbraccio (o costretta a lavorare incessantemente?) tra il sole e la luna ammonisce che tutto inizia e tutto finisce ma che la tradizione non muore mai.

Montagna in-canto dell’Associazione La Stua

Un gruppo di amici accomunati dalla passione per la scultura, che si divertono a praticare l’arte e a insegnarla. A loro si deve lo stravolgimento di una triste cabina elettrica in cemento in un allegro capolavoro narrativo in legno. Legnetti piccoli e infinitesimali, pazientemente incastrati a regalare un magistrale intarsio che racconta la poesia della montagna. Un gioco di immagini e di parole che alludono alla seduzione per l’occhio e per l’orecchio, in un sodalizio tra paesaggio e musica. Così, sullo sfondo di cime maestose, campanili svettanti, alberi secolari, prati fioriti e fieri cervi danzano le note dello spartito.

L’aluvion di Marco Baj

Un artista poliedrico che dalle calde terre di Puglia è salito in Trentino per lasciare il suo segno a Mezzano. La più grande delle installazioni di “Cataste e Canzèi” dal 2012 campeggia in paese su una vasta parete di messa in sicurezza, costruita dopo la tragica alluvione del 1966. Mascherandone la spoglia funzionalità, ne fa un grande quadro sotto il cielo che ricorda all’uomo il prezzo da pagare quando si viola la montagna. Realizzata in legno di larice rosso, marmo bianco, tufo viestano e ferro si estende su ben 80 metri quadrati.

La notte in sogno di Erica Schweizer

Figlia d’arte (i genitori architetti, lo zio grande pittore), la Schweizer è tra le pochissime firme femminili di “Cataste e Canzèi”. Nella sua opera riprende l’usanza tradizionale di ricavare nella catasta delle nicchie per porvi vasi di fiori. Agli spazi lei affida però la sua personale interpretazione di una canzone popolare amorosa di questi luoghi. Così tra i ciocchi, oltre a parole, disegni e citazioni prende vita una deliziosa “casa di bambole”.

Catena

La catena è sinonimo di chiusura. Ogni singolo anello può essere impreziosito da ciò che si vuole ma sempre chiuso è. L’ultimo anello, l’anello spezzato, è la libertà. Classe quarta Liceo artistico G.Soraperra di Pozza di Fassa, Corso di design.

Free Water di Jimi Trotter

Questo artista locale affida alla copiosa lacrima azzurra su un volto addolorato la protesta contro la privatizzazione dell’acqua. Il ben comune si paga (ingiustamente) e l’unica acqua gratuita che ci resterà, sarà proprio quella del nostro pianto…

Manifestazione di Ferdinando Orler

Un’ovale che racchiude delle strutture geometriche, ad indicare simbolicamente l'energia che crea e si manifesta.

Cerco un centro di gravità permanente di Gianluigi Zeni

Altro artista di Mezzano. Scultore del laboratorio artigiano di sculture in legno del borgo, ha realizzato una catasta d’equilibrio: la grande freccia di un blu elettrico richiama al ciocco verticale in basso, che da solo regge tutta la scultura, frutto di un incredibile gioco d’incastri e leve.

Pensieri Vaganti

Un’opera che rifugge con determinazione la staticità che l’immaginario associa inevitabilmente al concetto di catasta di legna. Un’opera che restituisce al legno movimento, dinamicità proprio come i pensieri che nella nostra vita contemporanea frenetica corrono, si trasformano, esplodono. Così, i ciocchi spaccati grezzamente conservano la bellezza della naturalezza e composti in forma scomposta, quasi “esplosa” simboleggiano la libertà di pensiero… Istituto Arte Vittoria di Trento

Installazione In-stabile di Umberto Sancarlo

Detta anche “la catasta che precipita”, quest’opera è un concentrato di allusioni: installazione anche perché posta sopra la stalla degli asini, in-stabile perché posizionata su un manufatto ma anche precaria. La cascata di ciocchi, che infonde alla catasta forza e movimento, pare quasi un monito all’uomo, che può intervenire sulla natura, ma che a questa è pur sempre assogettato. Sancarlo, pittore, grafico e scultore che vive a Trento, collabora tra l’altro con il MART di Rovereto.

Opposti di Giuliano Orsingher

Lancia quasi una provocazione l’autore, già presente a Mezzano con la catasta Bio-massa. Un procedimento plastico a favore di un linguaggio non rappresentativo, ma assente e silenzioso che si rintraccia nel vuoto tra legno e pietra. Una scelta precisa, per lasciare a ciascuno la cura di fare uno sforzo di riflessione personale, poiché il vuoto è uno spazio interpretabile che in sé prevede anche i propri opposti.

Rotonda di Roberto Bertazzon

Originario dei colli veneti, l’autore è pittore, scultore e conceptual designer. Impegnato nella sensibilizzazione al rispetto dell’ambiente, nel 2011 ha realizzato per Mezzano la scultura Rotonda.

La catasta contorta

Si avvita su se stessa, in una ordinata contorsione che esplode in alto. Classe terza liceo artistico “G.Soraperra di Pozza di Fassa, Corso di design.

L’occhio

L’occhio osserva lo scorrere del tempo e delle persone lungo le strette vie del centro. Classe terza Liceo artistico G.Soraperra di Pozza di Fassa, Corso di design.

Cornucopia

Con quest’opera il giovane artista pugliese vuole rappresentare la vera ricchezza e risorsa di questa terra: i ciocchi che scivolano come una cascata dalla cornucopia sono la testimonianza che il legno è la più versatile e naturale delle risorse che da sempre accompagna l'uomo. Istituto Arte Vittoria di Trento

Identità di Renzo Zugliani

“Per poter andare oltre”, è il sottotitolo. L’appartenenza alla propria terra non preclude di accettare e condividere le problematiche del proprio tempo.

El Mantil di Marta Bettega

L’artista vive a Mezzano. Esperta d’arte e restauro, ha al suo attivo numerose mostre, premi e riconoscimenti. “El Mantil –spiega- è un tessuto di lino filato dalle donne del nostro passato”. Nella sua opera ha voluto rendere con il legno una tovaglia che rappresenti il lavoro manuale ma anche di meditazione delle tessitrici. Una tela che intreccia nella sua trama fatica, sogni e rivendicazioni delle donne.

Bio-massa di Giuliano Orsingher

Da buon artista trentino, Orsingher intende evocare con la sua opera il sano sentimento della gente di montagna che obbedisce al ritmo della natura e con saggio fare da formica ogni autunno si appresta ad accumulare legna per l’inverno, con gesti operosi e perpetui che rispettano l’ambiente e sanciscono il suo antico legame con l’uomo. Una catasta insomma che è monumento alla catasta stessa e infatti consta solo di ciocchi accumulati, del grande ceppo per il taglio su cui troneggia, inglobata nell’opera tanto che non la si vede ma la si intuisce nella sua sagoma vuota, la scure.

La chiocciola

La chiocciola improvvisamente si stacca dal suolo e si arrampica verso il cielo vincendo la forza di gravità. Classe seconda del Liceo artistico G.Soraperra di Pozza di Fassa.

L’incanto di Lena

Un’opera ispirata al romanticismo per un paese romantico. E quale personaggio più romantico della sirena, figura mitologica carica di fascino e mistero? Una sirena fluttuante che incanta chi la guarda. Un po’ come il borgo di Mezzano… Istituto Arte Vittoria di Trento

Santone di Fabrizio Milani

I “santoni” dell’artista lombardo (di Varese) sono delle rappresentazioni simili alle raffigurazioni dell’uomo primitivo che, iniziando a porsi delle domande sulla vita, trova risposte in una raffigurazione magica di se stesso. Un figura sacra, insomma, ma senza religione.  Una sorta di divinità che non corrisponde a nessun credo, se non a quello interiore e nascosto dell’uomo. Un’installazione possente, primitiva eppure raffinata, che sposa la povertà del legno alla preziosità dell’oro.

L’incubo

Tutto sembra cadere, ma ogni colonna sostiene l’altra in una sorta di aiuto reciproco che appunto impedisce ai singoli pezzi di precipitare.  E’ l’unica catasta decentrata dal centro storico. La si trova percorrendo la statale verso Fiera di Primiero, un chilometro circa dal centro.

Classe terza Liceo artistico G.Soraperra di Pozza di Fassa, Corso di design.


 

 

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