L’abitato storico di Mezzano, accoglie un ricco repertorio di iscrizioni esposte alla pubblica ammirazione: travi di colmo, murature, architravi, offrirono dei supporti di manifestazione di una ‘cultura popolare spontanea, più o meno colta, che già colpì i primi temerari viaggiatori che nel corso della seconda metà dell’ 800 vagabondarono in questi luoghi sperduti come l’inglese Amelia Edwards.

Alla formazione di questo ricco “ambiente scritto”, contribuì il fenomeno dell’“alfabetizzazione precoce” nelle Alpi, promossa dalle comunità locali già a partire dal XVI sec, spinte dall’esigenza di intrattenere rapporti economici con territori esterni.

A seconda delle loro finalità, all’interno dell’abitato di Mezzano si distinguono scritte a carattere ‘orientativo’ di matrice istituzionale come lapidette toponomastiche, insegne, numeri civici, segni di direzione e scritte di “apparato”, cioè scritture religiose e laiche testimoni di una memoria istituzionale e collettiva, come lapidi commemorative, didascalie di affreschi a tema religioso e preghiere vere e proprie: ” O MARIA CONCePITA SeNZA PeC_ / CATO PREGATE PER NOI, CHE A / VOI RACCOMANDIAMO. / MDCCCLXII EX / DEVOTIONE ER= / REC=TUM.

Nella maggior parte dei casi queste ultime contengono la data di esecuzione dell’opera, il nome del committente (più raramente quello dell’esecutore), i motivi della realizzazione, i nomi dei santi e un’invocazione devota; i caratteri utilizzati si rifanno spesso alla scrittura araldica (lettere capitali, punti di divisione tra le lettere…).

Molto diffusi sono i “millesimi“, scritture tradizionali incise sulla parte sporgente delle travi lignee di colmo degli edifici o dipinte sulle facciate principali (generalmente rivolti verso valle) all’interno di cornici multilobate. Quelle rimaste ripercorrono un arco temporale che va dalla fine del 1700 fino ai giorni nostri a testimoniare una prassi ancora in auge.

In passato queste iscrizioni costituivano probabilmente un codice condiviso, in cui ogni elemento possedeva sia un significato letterale che simbolico. Esse avevano perciò non solo valore comunicativo e commemorativo (ad indicare committenza e anno di completamento dell’opera), ma anche magico-religioso; in esse si riconosceva la virtù di proteggere edificio e abitanti da possibili eventi negativi.

La stragrande maggioranza di questi acronimi contiene sia le iniziali del committente che la data di costruzione del manufatto (introdotta spesso da L) e possono essere arricchite da formule del tipo W (viva), e F.F. (fece fare).

L’evoluzione dell’ambiente epigrafico nel corso del secolo scorso trova testimonianza nelle tracce di insegne di esercizi commerciali dipinti su alcune facciate prospicienti le principali vie di penetrazione interne .