Il nome

Deriva forse dalla posizione mediana del borgo rispetto agli altri comuni della valle di Primiero, posti sotto, come Imer (da imus) o sopra, come Siror (da superior).

Altri lo fanno derivare dalla famiglia veneta De Mezan che avrebbe dominato in zona o, ancora, da un fondo di proprietà di una famiglia romanizzata (fundus Mettianus).

La storia

  • 1367, sono approvati da Bonifacio de Lupis gli Statuti della Comunità di Primiero, cui sono legate da sempre le vicende storiche di Mezzano.
  • 1350 ca., comincia in questo periodo e dura all’incirca fin verso i primi anni del Cinquecento l’attività estrattiva in zona; anche Mezzano conosce lo sviluppo minerario grazie all’immigrazione dei minatori tedeschi di Schwaz, ma senza perdere le sue caratteristiche di centro agricolo.
  • 1373, l’intera valle di Primiero passa sotto il controllo degli Asburgo.
  • 1401, la valle è consegnata dai duchi d’Austria ai conti Welsperg, il cui dominio durerà quattro secoli.
  • 1525, anche i contadini di Mezzano partecipano alla rivolta tirolese contro il vescovo di Bressanone per reclamare l’abolizione dei privilegi della nobiltà.
  • 1786, come Primiero e altri comuni della valle, Mezzano passa dalla diocesi di Feltre a quella di Trento.
  • 1800, i primi anni del secolo sono duri per la popolazione locale, stretta tra l’occupazione napoleonica e quella bavarese.
  • 1918, la valle di Primiero passa definitivamente dall’Austria all’Italia.

Il genius loci

Posto all’estremità orientale del Trentino, nel comprensorio di Primiero, Mezzano è l’unico comune di valle a conservare ancora, tra le abitazioni, qualche stalla in funzione. Sapori e odori di una ruralità altrove smarrita rendono questo borgo – uscito quasi indenne dalla devastazione della montagna a scopi turistici – un luogo capace di conciliare il passato e il presente, le forme architettoniche della tradizione e la loro rilettura contemporanea.

Come nei paesaggi pittorici e architettonici dei fratelli Riccardo e Willy Schweizer, l’abitato è un susseguirsi compatto di tetti contorti e sporgenti, di balconi di legno e bovindi, di vicoli lastricati a “salesà”, di intonaci esaltati dal sole e dalle ombre, di assi ingrigite nei rustici. Prati, campi, boschi e alpeggi fanno da contorno a questo paese che sembra ancora cullato dai ritmi dello sfalcio. La vecchia “lisiera” ristrutturata riporta l’eco delle donne che l’affollavano nei tempi andati, e il passato arcaico, agricolo, magico, ritorna nei profumi delle piante e delle erbe, nei rumori dell’acqua, nelle architetture strappate al degrado edilizio, nel ricordo delle giornate a piedi scalzi sui prati del fieno.

Per saperne di più…

I fratelli Schweizer, Riccardo, pittore (1925-2004) e Willy, architetto (nato nel 1933), rappresentano uno straordinario esempio di coesistenza tra locale e globale. Il fortissimo attaccamento alla terra (sono nati a Mezzano e Willy ci vive ancora) non ne ha impedito l’apertura alle correnti artistiche internazionali. Sui prati di San Giovanni, umidi sotto i piedi nudi, leggevano Rilke e Garcia Lorca. Poi, dopo gli studi a Venezia, fu la volta della Francia: Riccardo andò in Costa Azzurra a conoscere Picasso e Willy a Marsiglia a studiare Le Corbusier.

Nella Côte d’Azur di Picasso e Chagall, Riccardo dipingeva i paesaggi del Primiero enfatizzando in modo asimmetrico e dissonante, quasi picassiano, l’architettura spontanea del luogo. Willy reinterpreta in modo originale il lessico familiare montanaro, come nel Centro Civico realizzato a Mezzano nel 2002, dove gli archetipi che sintetizzano l’architettura storica locale sono riattualizzati attraverso un processo di riduzione e astrazione formale.

Davide Orler nasce a Mezzano di Primiero, in Trentino, il 16 febbraio 1931. Autodidatta, si interessa di pittura fin da ragazzo insieme all’amico Riccardo Schweizer, più vecchio di lui di sei anni, che lo introduce nel «difficile mondo dell’arte moderna», come scrive l’artista stesso nella memoria-intervista redatta insieme a Martino Rizzi.

Nel 1946, a soli quindici anni, lascia il paese natale per recarsi a Venezia, città dei suoi sogni: il brevissimo soggiorno di una settimana sarà sufficiente a rafforzare la sua intenzione di trasferirvisi, appena possibile, per dedicarsi alla pittura.

Nascono in questi anni i primi importanti paesaggi di Mezzano, altri scorci paesaggistici influenzati dalla luce e dai colori del Mediterraneo, roventi tele che registrano personaggi e vicende quotidiane (Stromboli, Vecchia siciliana) ed anche incidenti e tragedie che colpiscono a fondo il giovane (Terremoto a Salina, Il recupero degli alluvionati a Salerno).